Dopo il no, ovvero il sì che non fu”,
variazioni esistenziali artistiche.
Uno spettacolo di Bottega Poggi
Con Daniela Poggi e Oreste Valente
In una scena ridotta all’essenziale, dove il tempo è un respiro e lo spazio un battito di cuore, due esseri — forse due attori, forse due anime, forse due voci rimaste sospese — si incontrano dopo una vita fatta di ruoli, sì detti per abitudine e no taciuti per paura.
Daniela e Oreste non interpretano personaggi: si spogliano di tutto, persino del proprio nome, entrando in un territorio beckettiano in cui l’identità è instabile, la memoria inciampa, e la parola è un tentativo disperato di contatto. Il palco diventa un luogo di passaggio: una piazza vuota, un supermercato della vita, una spiaggia senza volto, un social senza spettatori. Qui si interrogano su cosa resti dell’essere umano quando smette di apparire, quando non è più riconosciuto, quando non c’è pubblico che osservi o “mi piace” che confermi l’esistenza.
Tra un battito e l’altro, emergono confessioni: l’attore che cerca l’anima dei personaggi per evitare la propria, la donna che vorrebbe camminare senza essere vista, l’uomo che desidera dissolversi nell’anonimato per ritrovare autenticità.
Il mondo che li circonda — fatto di identità amplificate, nomi difesi come bandiere, appartenenze gridate — diventa una gabbia da cui tentare la fuga. Si parla di teatro, di ferite, di maschere, del dovere e del bisogno di esistere, del peso dell’apparire, della fragilità dell’essere umani.
Nel cuore della notte scenica, una domanda domina tutto: chi sono io, se nessuno mi guarda più?
La risposta, forse, arriva nel finale: un istante di verità in cui i due si riconoscono non come attori, non come personaggi, ma come esseri vivi.
Un ultimo battito.
Un “no” che salva.
Un “sì” che non accadde mai.
E una voce lontana — beckettiana, ironica, misericordiosa — che li congeda ricordando che, nonostante tutto, le sorprese sono salve.
“Dopo il no, ovvero il sì che non fu” è un attraversamento poetico, un rito laico, un’opera sulla libertà di non essere niente per poter essere finalmente sé stessi.